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mercoledì 14 dicembre 2016

TI PIACE SCROCCHIARE LE DITA ? 


ECCO COSA SUCCEDE ALLE TUE OSSA E I DANNI CHE PROCURI !  

Una squadra di ricercatori dell’Università dell’Alberta (Canada) ha svelato il segreto delle dita che “scrocchiano”, un mistero che durava da 77 anni. All’origine del tipico”croc” ci sono delle bolle che si formano all’interno delle nocche. C’è infatti una cavità tra la giuntura della nocca e l’articolazione formata da muscoli e tendini, nella quale ristagna il liquido sinoviale che ricopre e lubrifica l’articolazione e dove si vengono a formare delle bolle di idrogeno e ossigeno. Quando ci scrocchiamo le dita attiviamo la formazione delle bolle e si produce il caratteristico rumore.



Salute delle articolazioni
 Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori hanno `fotografato´ con una risonanza magnetica l’intero fenomeno grazie a un tiraggio artificiale del dito posto all’interno della macchina. «La capacità di far scrocchiare le nocche potrebbe essere correlata alla salute delle articolazioni», sottolinea Greg Kawchuk, autore principale dello studio e docente della Facoltà di Medicina riabilitativa. Secondo lo scienziato, questa ricerca potrebbe avere implicazioni per altri studi sulle articolazioni del corpo tra cui la colonna vertebrale e aiutare a spiegare perché le articolazioni diventano, ad esempio, artritiche. Può darsi che potremo utilizzare questa nuova scoperta per analizzare quando iniziano i problemi articolari molto prima della comparsa dei sintomi. 
Questo darebbe ai pazienti e ai medici la possibilità di affrontare in anticipo problemi molto gravi.



Scrocchiare le dita fa male alle articolazioni ?

L’abitudine di far crocchiare le dita può portare a dei problemi di artrite ? Gli studi a riguardo non sono molti, per la verità. 
Nel 1990  è comparso uno studio che spiegava come, più che l’osteoartrite, scrocchiare le dita può provocare cronicamente rigonfiamento delle mani e una lieve diminuzione generale della forza nella presa manuale. Ma a parte questi – non indifferenti – effetti collaterali, scrocchiare le dita non produrrebbe danni “gravissimi” alle articolazioni delle mani.

Le conseguenze dirette di scrocchiare  le nocche crea usura articolare caratterizzata da eccessivo dolore,  rigidità e deformazione nella parte lesa.

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giovedì 1 dicembre 2016

Proteggere se stesso in un mondo sempre più tossico !




Lettera di JOHN MILLER scienziato del comitato di consulenza scientifica della GNLD appartenente al S.A. B


























> Uno dei fili comundenominatore che è stata tessuta in molte delle presentazioni scientifiche presso l'American College of Nutrition (ACS) a cui ho appena partecipato era la realtà che le tossine sono ovunque intorno a noi e in luoghi che spesso sono impensabili. Recentemente ho provato un esempio sorprendente di questa realtà quando ho ricevuto una nuova copertina del libro di controllo nella mail con la dichiarazione inclusi in questa immagine
Chi avrebbe mai pensato che una copertina  di un libro era un rischio per la salute? Anche se mi ha sorpreso non ero impreparato né preoccupato perché so anche che c'è un'enorme quantità di dati scientifici che dimostrano che quando al mio corpo ho dato i nutrienti di cui ha bisogno  ha quindi la capacità di proteggere me da queste cose.




E' stato nuovamente ribadito dai ricercatori che hanno presenziato alla riunione acn. La capacità del corpo di rimanere sano e vitale, di fronte a tali sfide dipende direttamente dalla qualità dei nutrienti che riceve nella dieta.... esattamente le stesse sostanze nutritive presenti nel  PRO VITALITY + , BETAGUARD,  ACIDOPHILUS PLUS, 
e in effetti in tutta la nostra linea di prodotti.
 I prodotti che uso ogni giorno che danno questi benefici e numerosi altri che so che forniscono. 
Essendo stato un boy scout, io credo ancora nel motto "essere pronti".... lo consiglio a tutti. <














































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Proteggere bene se stessi in un mondo sempre più tossico !






domenica 27 novembre 2016

                        PARKINSON

            i dieci campanelli d’allarme !



1. Perdita di olfatto:
 Molti anni prima delle manifestazioni motorie, può comparire una perdita dell’olfatto (la capacità di percepire gli odori). 
Si potrebbe, ad esempio, avere difficoltà ad avvertire il profumo di una torta appena sfornata o di un mazzo di fiori.
2. Stipsi: E’ uno dei sintomi precoci della malattia. Anche chi non ha mai sofferto di costipazione potrebbe cominciare ad avere l’intestino «pigro», oltre ad avvertire un fastidioso senso di gonfiore e di «cattiva digestione». Niente allarmismi, però, perché, come chiarisce Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson dell’Azienda socio sanitaria territoriale Gaetano Pini-Centro traumatologico ortopedico di Milano, «la stipsi è un disturbo molto comune, che spesso non ha nulla a che fare con il Parkinson».
3. Disturbi urinari: Si manifestano generalmente con la frequente necessità di fare pipì. «Ciò avviene sia perché la vescica non si svuota completamente dopo avere urinato, sia perché lo stimolo viene avvertito anche quando la vescica non è ancora piena», spiega Pezzoli. Disturbi, questi, che non devono comunque far scattare subito l’allerta perché spesso causati dalla prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna).
4. Alterata sudorazione: Può comparire ridotta sudorazione o, al contrario, sudorazione abbondante (iperidrosi). Anche la pelle può subire delle alterazioni, diventando untuosa e seborroica. La parte superiore del corpo (viso, braccia, torace) è generalmente la più colpita.
5. Voce flebile: Gradualmente la voce potrebbe cominciare a cambiare, diventando flebile e monotona, al punto che chi ascolta chiede di alzare il tono perché fatica a sentire.
6. Difficoltà di scrittura: Una spia iniziale della malattia riguarda la scrittura: i caratteri, inizialmente di normali dimensioni, si contraggono e si rimpiccioliscono verso la fine di una parola o di una riga (micrografia). Gruppi di lettere sono spesso intervallati da spazi, incertezze, arresti. Inoltre, alcune lettere risultano particolarmente difficili da scrivere: accade nel caso della e e della l, che hanno occhielli o ripiegamenti, oppure nel caso della m e della n, cui si tende ad aggiungere una o più gambe. In alcuni casi, la scrittura è alterata al punto da diventare indecifrabile.
7. Problemi di deglutizione: La deglutizione è l’insieme dei processi che consentono di trasferire il cibo dalla bocca allo stomaco. Si tratta di un procedimento complesso che implica l’attivazione di circa 28 muscoli in 10-11 secondi, in una rigida sequenza temporale. Capita che, nelle fasi iniziali di malattia, un pezzo di pane, un sorso di succo di frutta, un po’ di formaggio o una foglia di insalata vadano di traverso (disfagia). Inoltre, proprio a causa di una ridotta deglutizione, la saliva può accumularsi in bocca.
8. Ridotto movimento di un braccio: Tra i possibili campanelli d’allarme della malattia c’è la difficoltà a muovere un braccio. È tipico notare, durante la camminata, che un braccio oscilla meno dell’altro. Questo accade perché il Parkinson esordisce sempre in modo asimmetrico, coinvolgendo prima una parte del corpo (destra o sinistra) e poi l’altra.
9. Disturbi del sonno: «Uno dei possibili segnali precoci della malattia è il «Rem behavior disorder (Rbd)», un disturbo del movimento e del comportamento che si verifica durante la fase Rem, in cui il sonno è più profondo», dice Pezzoli. «In pratica, chi ne soffre presenta attività motoria e verbale, come gesticolare, parlare, urlare, imprecare, tirare pugni e calci, correlata al contenuto dei sogni, che spesso risultano vividi e angoscianti».
10. Depressione: Potrebbe manifestarsi molto prima della comparsa dei disturbi motori, sotto forma di umore triste, affaticamento, modificazioni dell’appetito, disturbi di memoria. Si associa spesso ad apatia, ovvero uno stato di indifferenza emotiva, in cui manca la voglia di svolgere o intraprendere anche le più semplici attività quotidiane.



Ne hanno sofferto il cardinale Carlo Maria Martini e papa Giovanni Paolo II, ma anche Mao Tse-Tung, Adolf Hitler, Francisco Franco. Si tratta del Parkinson, una malattia neurodegenerativa causata dalla morte progressiva di alcune cellule del cervello che producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti automatici del corpo. Quando questo mediatore è carente, compaiono tremore a riposo, rigidità, lentezza motoria. In Italia si contano oggi circa 300mila malati, per lo più maschi, con età media d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. In occasione della giornata nazionale del Parkinson, prevista il 26 novembre, gli esperti ricordano che, anche nel caso di questa patologia (come in molte altre), è importante quindi anticipare anche con la prevenzione. 
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idrocloruro di piridossina, colorante: diossido di titanio; mononitrato di tiamina, colorante: rame clorofillina (maltodestrina); riboflavina, acido folico, ioduro di potassio, cloruro di cromo, selenito di sodio, vitamina D2 (ergocalciferolo, olio di mais).

Informazioni nutrizionali / Informatii nutritionale:
Valore energetico / Valoare energetica Proteine
Carboidrati / Carbohidrati
Lipidi / Grasimi

Vitamine:
Vitamina A
page1image36560Quantità per 1 capsula / Valori pentru 1 capsula 18,3 kJ (4,4 kcal)
0,320 g 0,125 g 0,291 g
750 μg 3,75 μg 7,5 mg (TE*) 45 mg 1 mg 1 mg 1,4 mg 12,5 mg 1,5 μg 100 μg 3,5 mg
% RDA° / %DZR°
94 75 62 56 91 71



lunedì 21 novembre 2016

Mal di testa? 

Attento a cosa mangi. Uno studio      americano punta il dito contro il glutammato, i nitriti dei salumi e il caffè


Hai spesso mal di testa? Il problema potrebbe stare nel piatto. Quello che si mangia influisce sul fastidioso cerchio alla testa, secondo uno studio americano dell’Università di Cincinnati, pubblicato sulla rivista Headache, alcuni cibi specifici possono aumentare l’emicrania, in particolar modo nei soggetti predisposti. Vino bianco, liquori o troppi caffè, per esempio. 


Lo studio valuta i risultati su 200 pazienti. Gli scienziati americani consigliano una doppia strategia: si possono iniziare ad eliminare gli alimenti responsabili dell’emicrania come quelli che contengono glutammato o i nitrati dei vini, dall’altro seguire un regime alimentare che potrebbe limitare il mal di testa. 
Quali sono i cibi incriminati ? 
Gli insaccati perché contengono nitriti e il glutammato che 
è contenuto anche nel ketchup.




Il caffè è al centro di una disputa. Per alcuni è in grado di alleviare il fastidio alla testa, altri lo considerano responsabile della sua esplosione, in caso di abuso. Non bisognerebbe mai superare le quattro tazzine giornaliere, dice lo studio. Ma eliminare del tutto l’assunzione crea il rischio di dolori alla testa per carenza di caffeina. Bere molto durante i pasti, superando il litro d’acqua a pranzo, allevia i sintomi. Può essere utile contro il mal di testa anche l’aumento quotidiano di acidi grassi, come omega-3, unito ad un calo di acidi grassi omega-6. A cena largo al merluzzo, quindi, e meno oli vegetali come quello di girasole. Niente vino bianco, però, sennò poi il mal di testa torna.

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venerdì 18 novembre 2016

La Vitamina D attiva molti neurotrasmettitori cerebrali che sono gli stessi che funzionano anche nella depressione, ma quello che è più importante è che aumenta la capacità delle cellule, e quindi anche dei neuroni, di utilizzare il glucosio che è il combustibile delle cellule e nello stesso tempo annulla tutti i processi infiammatori. Nelle forme di Alzheimer iniziali ci si può aspettare una buona risposta, nelle forme avanzate la risposta sarà modesta, ma talvolta significativa come nel caso che hai riportato.”
 Infatti  è ormai risaputo che nei malati di Alzheimer i recettori dell’insulina risultano danneggiati, impedendo così alle cellule di approvvigionarsi di glucosio. Così accade che diminuisce pesantemente l’apporto di glucosio al cervello, il quale comincia ad avere fame di zucchero e i neuroni si danneggiano. A questo punto si rendono visibili i primi segni di demenza fino a raggiungere la definizione di Morbo di Alzheimer. Con lo stadio finale del morbo di Alzheimer il danno è diffuso ovunque e il tessuto cerebrale si è ridotto in maniera significativa.



Se l’insulina non riesce a portare il glucosio alle cellule si alza troppo la glicemia e abbiamo danni a tutti i tessuti dovuti al fenomeno della glicazione (il glucosio reagisce con le proteine e i lipidi delle cellule dei tessuti, danneggiandole, come è noto a chi soffre di diabete). La glicazione scatena anche infiammazione. Il glucosio così in eccesso tende a comportarsi come un vero e proprio radicale libero causando danni all’endotelio arterioso (e quindi aterosclerosi), al collagene, ai tendini, alle cartilagini (artrosi) ed alle membrane cellulari anche del sistema nervoso centrale. La vitamina D agisce sia a livello cellulare nel facilitare l’utilizzo del glucosio da parte della cellula, sia a livello delle cellule pancreatiche del Langherans dove determina una modificazione (o positiva o negativa a seconda dei casi) della risposta insulinemica agli zuccheri, un po come fanno gli ipoglicemizzanti ma con meccanismo molto più profondo, diciamo terapeutico e non sintomatico.
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