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domenica 27 novembre 2016

                        PARKINSON

            i dieci campanelli d’allarme !



1. Perdita di olfatto:
 Molti anni prima delle manifestazioni motorie, può comparire una perdita dell’olfatto (la capacità di percepire gli odori). 
Si potrebbe, ad esempio, avere difficoltà ad avvertire il profumo di una torta appena sfornata o di un mazzo di fiori.
2. Stipsi: E’ uno dei sintomi precoci della malattia. Anche chi non ha mai sofferto di costipazione potrebbe cominciare ad avere l’intestino «pigro», oltre ad avvertire un fastidioso senso di gonfiore e di «cattiva digestione». Niente allarmismi, però, perché, come chiarisce Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson dell’Azienda socio sanitaria territoriale Gaetano Pini-Centro traumatologico ortopedico di Milano, «la stipsi è un disturbo molto comune, che spesso non ha nulla a che fare con il Parkinson».
3. Disturbi urinari: Si manifestano generalmente con la frequente necessità di fare pipì. «Ciò avviene sia perché la vescica non si svuota completamente dopo avere urinato, sia perché lo stimolo viene avvertito anche quando la vescica non è ancora piena», spiega Pezzoli. Disturbi, questi, che non devono comunque far scattare subito l’allerta perché spesso causati dalla prostata ingrossata (ipertrofia prostatica benigna).
4. Alterata sudorazione: Può comparire ridotta sudorazione o, al contrario, sudorazione abbondante (iperidrosi). Anche la pelle può subire delle alterazioni, diventando untuosa e seborroica. La parte superiore del corpo (viso, braccia, torace) è generalmente la più colpita.
5. Voce flebile: Gradualmente la voce potrebbe cominciare a cambiare, diventando flebile e monotona, al punto che chi ascolta chiede di alzare il tono perché fatica a sentire.
6. Difficoltà di scrittura: Una spia iniziale della malattia riguarda la scrittura: i caratteri, inizialmente di normali dimensioni, si contraggono e si rimpiccioliscono verso la fine di una parola o di una riga (micrografia). Gruppi di lettere sono spesso intervallati da spazi, incertezze, arresti. Inoltre, alcune lettere risultano particolarmente difficili da scrivere: accade nel caso della e e della l, che hanno occhielli o ripiegamenti, oppure nel caso della m e della n, cui si tende ad aggiungere una o più gambe. In alcuni casi, la scrittura è alterata al punto da diventare indecifrabile.
7. Problemi di deglutizione: La deglutizione è l’insieme dei processi che consentono di trasferire il cibo dalla bocca allo stomaco. Si tratta di un procedimento complesso che implica l’attivazione di circa 28 muscoli in 10-11 secondi, in una rigida sequenza temporale. Capita che, nelle fasi iniziali di malattia, un pezzo di pane, un sorso di succo di frutta, un po’ di formaggio o una foglia di insalata vadano di traverso (disfagia). Inoltre, proprio a causa di una ridotta deglutizione, la saliva può accumularsi in bocca.
8. Ridotto movimento di un braccio: Tra i possibili campanelli d’allarme della malattia c’è la difficoltà a muovere un braccio. È tipico notare, durante la camminata, che un braccio oscilla meno dell’altro. Questo accade perché il Parkinson esordisce sempre in modo asimmetrico, coinvolgendo prima una parte del corpo (destra o sinistra) e poi l’altra.
9. Disturbi del sonno: «Uno dei possibili segnali precoci della malattia è il «Rem behavior disorder (Rbd)», un disturbo del movimento e del comportamento che si verifica durante la fase Rem, in cui il sonno è più profondo», dice Pezzoli. «In pratica, chi ne soffre presenta attività motoria e verbale, come gesticolare, parlare, urlare, imprecare, tirare pugni e calci, correlata al contenuto dei sogni, che spesso risultano vividi e angoscianti».
10. Depressione: Potrebbe manifestarsi molto prima della comparsa dei disturbi motori, sotto forma di umore triste, affaticamento, modificazioni dell’appetito, disturbi di memoria. Si associa spesso ad apatia, ovvero uno stato di indifferenza emotiva, in cui manca la voglia di svolgere o intraprendere anche le più semplici attività quotidiane.



Ne hanno sofferto il cardinale Carlo Maria Martini e papa Giovanni Paolo II, ma anche Mao Tse-Tung, Adolf Hitler, Francisco Franco. Si tratta del Parkinson, una malattia neurodegenerativa causata dalla morte progressiva di alcune cellule del cervello che producono dopamina, un neurotrasmettitore che controlla i movimenti automatici del corpo. Quando questo mediatore è carente, compaiono tremore a riposo, rigidità, lentezza motoria. In Italia si contano oggi circa 300mila malati, per lo più maschi, con età media d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. In occasione della giornata nazionale del Parkinson, prevista il 26 novembre, gli esperti ricordano che, anche nel caso di questa patologia (come in molte altre), è importante quindi anticipare anche con la prevenzione. 
Ottimo integratore che contribuisce alla prevenzione del PARKINSON è :

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Informazioni nutrizionali / Informatii nutritionale:
Valore energetico / Valoare energetica Proteine
Carboidrati / Carbohidrati
Lipidi / Grasimi

Vitamine:
Vitamina A
page1image36560Quantità per 1 capsula / Valori pentru 1 capsula 18,3 kJ (4,4 kcal)
0,320 g 0,125 g 0,291 g
750 μg 3,75 μg 7,5 mg (TE*) 45 mg 1 mg 1 mg 1,4 mg 12,5 mg 1,5 μg 100 μg 3,5 mg
% RDA° / %DZR°
94 75 62 56 91 71



lunedì 21 novembre 2016

Mal di testa? 

Attento a cosa mangi. Uno studio      americano punta il dito contro il glutammato, i nitriti dei salumi e il caffè


Hai spesso mal di testa? Il problema potrebbe stare nel piatto. Quello che si mangia influisce sul fastidioso cerchio alla testa, secondo uno studio americano dell’Università di Cincinnati, pubblicato sulla rivista Headache, alcuni cibi specifici possono aumentare l’emicrania, in particolar modo nei soggetti predisposti. Vino bianco, liquori o troppi caffè, per esempio. 


Lo studio valuta i risultati su 200 pazienti. Gli scienziati americani consigliano una doppia strategia: si possono iniziare ad eliminare gli alimenti responsabili dell’emicrania come quelli che contengono glutammato o i nitrati dei vini, dall’altro seguire un regime alimentare che potrebbe limitare il mal di testa. 
Quali sono i cibi incriminati ? 
Gli insaccati perché contengono nitriti e il glutammato che 
è contenuto anche nel ketchup.




Il caffè è al centro di una disputa. Per alcuni è in grado di alleviare il fastidio alla testa, altri lo considerano responsabile della sua esplosione, in caso di abuso. Non bisognerebbe mai superare le quattro tazzine giornaliere, dice lo studio. Ma eliminare del tutto l’assunzione crea il rischio di dolori alla testa per carenza di caffeina. Bere molto durante i pasti, superando il litro d’acqua a pranzo, allevia i sintomi. Può essere utile contro il mal di testa anche l’aumento quotidiano di acidi grassi, come omega-3, unito ad un calo di acidi grassi omega-6. A cena largo al merluzzo, quindi, e meno oli vegetali come quello di girasole. Niente vino bianco, però, sennò poi il mal di testa torna.

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venerdì 18 novembre 2016

La Vitamina D attiva molti neurotrasmettitori cerebrali che sono gli stessi che funzionano anche nella depressione, ma quello che è più importante è che aumenta la capacità delle cellule, e quindi anche dei neuroni, di utilizzare il glucosio che è il combustibile delle cellule e nello stesso tempo annulla tutti i processi infiammatori. Nelle forme di Alzheimer iniziali ci si può aspettare una buona risposta, nelle forme avanzate la risposta sarà modesta, ma talvolta significativa come nel caso che hai riportato.”
 Infatti  è ormai risaputo che nei malati di Alzheimer i recettori dell’insulina risultano danneggiati, impedendo così alle cellule di approvvigionarsi di glucosio. Così accade che diminuisce pesantemente l’apporto di glucosio al cervello, il quale comincia ad avere fame di zucchero e i neuroni si danneggiano. A questo punto si rendono visibili i primi segni di demenza fino a raggiungere la definizione di Morbo di Alzheimer. Con lo stadio finale del morbo di Alzheimer il danno è diffuso ovunque e il tessuto cerebrale si è ridotto in maniera significativa.



Se l’insulina non riesce a portare il glucosio alle cellule si alza troppo la glicemia e abbiamo danni a tutti i tessuti dovuti al fenomeno della glicazione (il glucosio reagisce con le proteine e i lipidi delle cellule dei tessuti, danneggiandole, come è noto a chi soffre di diabete). La glicazione scatena anche infiammazione. Il glucosio così in eccesso tende a comportarsi come un vero e proprio radicale libero causando danni all’endotelio arterioso (e quindi aterosclerosi), al collagene, ai tendini, alle cartilagini (artrosi) ed alle membrane cellulari anche del sistema nervoso centrale. La vitamina D agisce sia a livello cellulare nel facilitare l’utilizzo del glucosio da parte della cellula, sia a livello delle cellule pancreatiche del Langherans dove determina una modificazione (o positiva o negativa a seconda dei casi) della risposta insulinemica agli zuccheri, un po come fanno gli ipoglicemizzanti ma con meccanismo molto più profondo, diciamo terapeutico e non sintomatico.
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giovedì 17 novembre 2016

COLESTEROLO : attenti all’alimentazione !




Ad esempio, l’acido miristico contenuto nel latte vaccino intero non scremato è il più forte stimolatore della produzione di LDL, così come l’acido laurico contenuto negli olii e grassi di piante tropicali e nel latte in piccole quantità, oppure l’acido palmitico, contenuto nei grassi animali di carne, pesce e molluschi e in olii e grassi da piante tropicali, come  l' olio di palma per esempio, sono forti stimolatori della produzione di LDL.


Al contrario, l’acido stearico contenuto nel grasso di manzo e nel lardo di suino, non aumenta il colesterolo LDL; infatti popolazioni che si nutrono prevalentemente di prodotti animali come gli Inuit inuit, delle regioni polari o i masai delle steppe africane hanno delle colesterolemie minori di quelle europee o nordamericane.
Per combattere il pericolo di un’eccessiva produzione di colesterolo LDL è particolarmente importante introdurre nel corpo un’ampia varietà di alimenti antiossidanti e vitamine che abbiano la capacità di contrastare l’attività dannosa dei radicali liberi 

Fino a “ieri”, tra i vari parametri presenti in un’analisi del sangue, il primo che si guardava era il colesterolo totale, il cui valore avrebbe dovuto essere inferiore ai 200 mg per ogni 100 ml di sangue; il valore dell’HDL, il cosiddetto colesterolo “buono”, non doveva essere inferiore ai 40 mg/100 ml., mentre l’indice di rischio tra il colesterolo totale e l’HDL doveva essere inferiore a 5 nei maschi e a 4,5 nelle donne.



























Oltre ad una sana alimentazione si può combattere il COLESTEROLO ALTO con :










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prendendo 3 capsule al giorno aiuta a diminuire il COLESTEROLO cattivo e i TRIGLICERIDI
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ideale x il controllo del COLESTEROLO





2 capsule al giorno contribuisce a regolare il COLESTEROLO - purifica il sangue.







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